Un clic. Qualche decina di secondi di attesa e un altro clic. Al terzo tentativo di solito il nervosismo inizia a salire: dove è il problema? La connessione può essere saltata, il sito può essere stato chiuso, il server può essere in manutenzione. In alcuni casi, però, la causa è più oscura: il collegamento tra i computer c'è, ma i pacchetti di informazione non arrivano a destinazione. Anche internet ha dei buchi neri, delle aree dove i messaggi scompaiono. Un gruppo di ricercatori dell'Università di Washington ha creato un sistema per individuarli in tempo reale ed un sito dove chiunque può visualizzarli su una mappa e testare il funzionamento del proprio server.
Il progetto, non a caso, è stato chiamato Hubble come il celebre telescopio spaziale che scruta i buchi neri nello spazio. Grazie ad una rete composta da cento punti di monitoraggio posizionati in una quarantina di paesi, secondo i suoi inventori il sistema riesce a tenere sotto controllo circa il 90 per cento della rete internet. Un numero immenso di connessioni, che vengono sondate ogni 15 minuti.
Tutti i punti critici scoperti vengono immediatamente segnalati su un
sito web. I dati sono così messi a disposizione dei navigatori in crisi per un link che non funziona e degli operatori professionali che per lavoro gestiscono reti informatiche o operano su internet. Gli indirizzi con dei problemi sono posizionati sulle mappe di Google Maps e, con un semplice clic del mouse, si può scoprire da quanto tempo non funzionano correttamente. Inoltre, dato che i buchi neri hanno un funzionamento strano e a volte riguardano solamente le informazioni che fanno una particolare strada, si può visualizzare da quali parti del mondo non sono raggiungibili. Per chi teme di essere vittima di un "black hole", c'è poi anche la possibilità di controllare immediatamente lo stato del proprio sito o di uno sul quale la navigazione è difficoltosa.
Hubble sarà presentato la prossima settimana a San Francisco, ma è attivo da settembre. Le informazioni raccolte hanno sorpreso i suoi stessi ideatori. Durante un test di tre settimane condotto nello scorso autunno, ad esempio, il 7 per cento dei computer di tutto il mondo ha avuto problemi di raggiungibilità parziale in almeno due monitoraggi consecutivi. "Quando siamo partiti con il progetto non ci aspettavamo di scoprire così tanti problemi", dice Arvind Krishnamurthy, uno dei ricercatori dell'Università di Washington.
Ma dove sono i buchi neri? La loro posizione cambia continuamente. Al momento di scrivere questo articolo, comunque, la maggior parte riguardava computer indirizzi riconducibili alla zona di New York. Solamente due i punti critici in Italia: il primo creava dalle parti di Brescello (RE), il secondo a Milano.