Caparezza, viaggiando nel tempo del caos PDF Stampa E-mail
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Scritto da Kyuzo   
lunedì 14 aprile 2008
Fonte: Kataweb 
Con un libro in uscita Michele Salvemini presenta il quarto lavoro. Un concept album, bizzarro, frenetico nei cambi di genere e nelle invettive. E caleidoscopio di rime. 
Prima avvertenza: se cercate musica leggera per rilassarvi, cambiate disco. Perché, tanto per capirci, alla domanda "quali riferimenti musicali hai scelto per il tuo nuovo album?", Caparezza ha risposto serio: "Joe's Garage di Frank Zappa e poi Sgt. Pepper's dei Beatles". Il quarto Cd di Michele Salvemini è dunque un concept album. Bizzarro, frenetico nei cambi di genere e nelle invettive, caleidoscopico per idee e calembour, rime e assonanze, metafore e climax. S'intitola La dimensione del mio caos e, pubblicato in contemporanea con il suo primi libro Saghe mentali, è ancora una volta il prodotto di quella testa riccia che qualche anno fa cantava Fuori dal tunnel, equivocato praticamente da tutti, e che non ha ancora deciso di accendere il calumet della pace. Anzi Caparezza ha sfruttato la sua ispirazione e il suo talento per scrivere un disco che, tra il serio e il faceto, critica senza timore la decadenza della nostra società, campionando a man bassa un po' di tutto e tralasciando il rap a favore del rock. Ma soprattutto lanciandosi in aspre contestazioni riguardo chiesa, televisione, perbenismo, mafia, inquinamento e voglia di apparire a tutti i costi. Con un unico suggerimento: imparare a vivere come le scimmie bonobo. Caparezza, ma che c'entrano le scimmie bonobo con la decadenza del mondo d'oggi? Semplice, la scimmia bonobo è l'unico esempio di animale non violento. Non uccide per mangiare, per accoppiarsi o per preservare il territorio. Addirittura è il solo animale che tollera rapporti tra maschi e non ha gerarchia patriarcale all'interno del branco. Insomma, quasi un primate hippie, che piuttosto di uccidere preferisce accoppiarsi. Una filosofia che riporta agli anni Sessanta e alla rivoluzione sessuale di quel tempo. Periodo temporale a cui fa cenno in varie canzoni del nuovo disco. Le sarebbe piaciuto vivere il '68 in prima persona?
Certamente, anche se alla fine non mi dispiace aver trascorso la mia infanzia nei Settanta. Di quegli anni rimpiango soprattutto l'impegno civile, la coesione di ideali. Erano un popolo con una coscienza e non singole persone accumunate dalla stessa nazionalità. Oggi non è così e credo che questo sia in parte una delle rovine dell'Italia di oggi.

Non l'unica comunqe, visto gli esempi che cita.

Già, mi pareva scontato scrivere un disco che fosse solo nostalgia verso gli anni Sessanta. Non avrebbe avuto molto senso, perché a me interessava dire qualcosa, esprimere dei concetti contro cosa non mi piace della nostra epoca. All'inizio volevo scrivere un album con un protagonista che andasse a spasso nel tempo. Qualcuno che entrato, che so, nel Settecento cantasse con basi di musica barocca. Poi però ho scelto di portare nel presente personaggi del passato, come Ilaria, che è lo stereotipo della donna del '68 che viene traviata dal nostro modo di vivere.

Per scrivere un concept album ha inventato, con la prima canzone della scaletta, un varco spazio temporale che riporta nel XX secolo alcuni personaggi del passato. Ilaria appunto, ex sessantottina, o Luigi Delle Bicocche, un operaio del Sud.

Sono personaggi immaginari, costruiti secondo lo stereotipo della gente comune di oggi. Ilaria per esempio arriva dal 1968 a oggi. All'inzio è un'idealista, ma poi cambia e si converte alla smania di diventare velina, vuole avere a tutti i costi scarpe griffate e fisico perfetto. Luigi Delle Bicoche invece è un povero manovale del Sud, triste emblema della condizione in cui davvero si trovano tanti lavoratori nel Mezzogiorno, sfruttato dalla mafia e malpagati.

Di cosa parla Saghe mentali?

Si tratta di un libro con quattro impaginazioni diverse, una per ogni album che ho scritto con una spiegazione accurata dei testi. Il primo è un diario segreto fittizio. Il secondo un insieme di fiabe con disegni miei. Il terzo un racconto scritto pensando a un canto dell'Infermno di Dante. Il quarto invece è un racconto buttato giù in stile Urania.

Molta voglia di cimentarsi anche con la scrittura...
Era da tempo che ci pensavo, avevo bisogno di misurarmi anche con quest'arte. Sono un eclettico e poi ogni volta che devo cercare informazioni per una canzone, passo intere giornate al computer approfondendo ogni argomento con lo spirito del vero giornalista. Forse, non fossi diventato un musicista, avrei fatto il cronista.

 
 
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